Quattro squadre, nessuna sorpresa: Francia, Spagna, Inghilterra e Argentina si giocano il Mondiale
Nessuna sorpresa nelle semifinali del Mondiale a 48: Francia, Spagna, Inghilterra e Argentina si giocano il titolo dopo i flop di Brasile e Germania. Analisi tecnica su Napoli 1926.
Quattro squadre, e nessuna sorpresa. Diciamolo subito, perché è il dato più eloquente di questo Mondiale a 48: dopo un mese di partite, di Capo Verde ai sedicesimi e di Congo che spaventa mezza Europa, in semifinale ci sono arrivate esattamente le quattro che qualunque tifoso avrebbe scritto su un tovagliolo a dicembre. Francia-Spagna martedì 14 a Dallas, Inghilterra-Argentina mercoledì 15 ad Atlanta. Il format allargato ha prodotto caos ai piani bassi e ordine assoluto ai piani alti.
Il caos, però, c'è stato e va raccontato. La Germania è uscita ai sedicesimi, eliminata dal Paraguay ai rigori. L'Olanda è caduta con il Marocco, sempre dai rigori. Il Brasile è stato spedito a casa dalla Norvegia agli ottavi, con una doppietta di Haaland tra il 79' e il 90'. Il Portogallo di Ronaldo è stato eliminato dalla Spagna con un gol di Merino al 91'. E gli Stati Uniti padroni di casa, travolti 4-1 dal Belgio agli ottavi, hanno scoperto che il tifo negli stadi da centomila posti non sostituisce una difesa. I quarti hanno poi rimesso tutto in fila: Francia-Marocco 2-0, Norvegia-Inghilterra 1-2 ai supplementari, Spagna-Belgio 2-1, Argentina-Svizzera 3-1 ai supplementari.
E adesso analizziamole una per una, queste quattro. Su tre piani distinti: cosa dice il cammino, perché possono vincere, perché possono perdere.

La Francia, primo piano: il cammino. È l'unica ancora a punteggio pieno. Girone chiuso a 9 punti con +8 di differenza reti, con il 4-1 finale alla Norvegia firmato da una tripletta di Dembélé, poi 3-0 alla Svezia, 1-0 al Paraguay in una partita sporca, 2-0 al Marocco. Sei vittorie su sei, percorso fin qui impeccabile. Perché può vincere: perché ha due giocatori da otto e quattro gol — Mbappé ha raggiunto Messi in vetta ai marcatori con l'ottavo centro del torneo, toccando quota 20 reti mondiali in carriera — e soprattutto perché ha una panchina che le altre tre si sognano: contro il Marocco sono entrati dalla panchina Barcola, Mateta e Zaïre-Emery, con Tchouaméni, Konaté e Cherki nel gruppo. In un Mondiale da sette partite in un mese, la profondità non è un dettaglio: è il torneo. Perché può perdere: la caviglia di Mbappé, intanto. È uscito nel finale con il Marocco con fasciatura e ghiaccio, ha rassicurato tutti dicendo di aver preso solo una botta e che con ogni probabilità partirà titolare, ma una caviglia a tre giorni da una semifinale è una caviglia a tre giorni da una semifinale. E poi c'è il precedente che nessuno a Clairefontaine vuole nominare: la Spagna è l'avversario strutturalmente peggiore per questa Francia, che senza palla sta benissimo e con la palla molto meno. Deschamps queste partite le gestisce, non le domina. A volte basta. A volte no.
La Spagna, e qui il piano è opposto. Il cammino dice tutto tranne dominio nei risultati: 0-0 all'esordio con Capo Verde, poi 4-0 all'Arabia Saudita, 1-0 all'Uruguay, 3-0 all'Austria, 1-0 al Portogallo firmato Merino al 91', 2-1 al Belgio con Fabián Ruiz al 30' e ancora Merino all'88'. Tre eliminazioni dirette, tre partite risolte da un solo gol, due delle quali negli ultimi minuti. Perché può vincere: perché è l'unica delle quattro con un'identità di gioco che non dipende dallo stato di forma di un singolo. Il palleggio è sistema, non ispirazione. E perché ha imparato la cosa che alle squadre di possesso storicamente mancava: vincere all'ultimo respiro, ripetutamente. Merino è diventato il bomber dei minuti finali, e non è un caso, è la conseguenza di squadre avversarie che dopo settanta minuti di rincorsa al pallone si sciolgono. Perché può perdere: perché il corto muso è un equilibrio su un filo. Quando domini e vinci 1-0, ti basta un episodio contro — un rigore, una ripartenza, una respinta corta — per aver dominato e perso. E la Francia è la squadra di ripartenze più letale del pianeta. Aggiungo un dato che in Spagna minimizzano e che io non minimizzerei: Yamal ha segnato un solo gol in tutto il torneo. Il talento generazionale, nel torneo della vita, finora ha rifinito e basta.

L'Inghilterra. Il cammino è il più anarchico dei quattro: 4-2 alla Croazia all'esordio, poi 0-0 col Ghana e 2-0 a Panama, un 2-1 sofferto alla RD Congo ai sedicesimi, un 3-2 al Messico giocato in dieci uomini, e infine la Norvegia piegata solo ai supplementari, grazie a un errore del portiere Nyland che non ha trattenuto un tiro da fuori su cui si è avventato Bellingham. Perché può vincere: Bellingham, prima di ogni altra cosa. Sei gol in questo Mondiale, uomo copertina, e in patria dicono che sia tornato quello della prima stagione al Real. Con Kane anche lui a sei reti, l'Inghilterra ha la coppia offensiva più produttiva del torneo dopo quella francese, e ha dimostrato di saper vincere le partite brutte — in dieci, ai supplementari, di rimessa. Le squadre che vincono i Mondiali vincono così, non con le goleade di giugno. Perché può perdere: la difesa. Due gol presi dalla Croazia, due dal Messico, e contro la Norvegia è servita una traversa a salvarla su un colpo di testa di Ajer, oltre a un gol annullato a Heggem per una spinta di Haaland segnalata dal VAR. L'Inghilterra concede, sempre, soprattutto sui piazzati. Contro l'Argentina di Romero e dei corner di Messi è un difetto che può costare il torneo. E c'è il peso della storia: quarta semifinale mondiale inglese, le prime tre finite come sappiamo, e questa contro l'avversaria che rinnova una rivalità storica.

L'Argentina, infine. E qui bisogna essere onesti anche da innamorati di questa squadra: il cammino dell'Albiceleste è il più contraddittorio di tutti. Nel girone ha passeggiato: 3-0 all'Algeria con tripletta di Messi, 2-0 all'Austria con doppietta di Messi, 3-1 alla Giordania. Poi, nell'eliminazione diretta, tre sofferenze in fila: 3-2 a Capo Verde ai supplementari, 3-2 all'Egitto in rimonta da 0-2, con i gol di Romero, Messi ed Enzo Fernández tra il 79' e il recupero, e stanotte la Svizzera: vantaggio di Mac Allister al 10' su corner di Messi — decimo assist mondiale della Pulce, oltre alle 21 reti — pareggio elvetico nella ripresa, e 3-1 solo ai supplementari, con la Svizzera rimasta in dieci per l'espulsione di Embolo dal 72'. Perché può vincere: perché è campione del mondo e gioca come una squadra che sa di esserlo. Sa vincere soffrendo, che è la competenza più rara del calcio da dentro-o-fuori. Messi a 39 anni ha 8 gol e 10 assist ed è ancora l'uomo che decide dove e quando la partita si piega. Nessuno nella storia ha mai gestito i momenti come li gestisce lui. Perché può perdere: per la stessa identica ragione. Tre battaglie oltre il novantesimo in dieci giorni sono benzina bruciata, e le gambe di una rosa non giovanissima arrivano ad Atlanta con un chilometraggio che Inghilterra e Francia non hanno. E poi il vizio: l'Argentina va sotto, sempre, o quasi. Contro Egitto e Svizzera l'ha pagato solo in fatica. Contro Bellingham e Kane, andare sotto potrebbe non essere recuperabile.
Il pronostico secco non lo faccio, perché sarebbe disonesto fingerne uno. Dico solo questo: Messi e Mbappé sono appaiati a 8 gol in testa ai marcatori, e il tabellone ha apparecchiato la possibilità di una finale che sarebbe la rivincita di Lusail. Il calcio raramente concede i sequel. Ma quando li concede, non chiede il permesso.
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