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Lo stadio lo fa il Comune, e ADL guarda dall'altra parte. Forse ha ragione lui

Mentre il Comune di Napoli avvia i lavori per il nuovo Maradona in vista di Euro 2032, De Laurentiis si disinteressa. Un'analisi tra le logiche imprenditoriali di ADL e il futuro dell'impianto.

Redazione · 19 giugno 2026
Lo stadio lo fa il Comune, e ADL guarda dall'altra parte. Forse ha ragione lui

Allora mettiamola subito così, senza farla lunga: il nuovo Maradona lo sta costruendo il Comune, non De Laurentiis. La conferenza dei servizi è partita, il progetto va all'Uefa entro luglio, la prima pietra entro fine 2027, i lavori chiusi nel 2031. Tutto deciso, tutto in moto. E il presidente del Napoli, quello che dovrebbe avere più interesse di chiunque altro a uno stadio decente, sta a guardare. Anzi, è in America col telefono in mano a trattare Allegri, e dello stadio comunale si disinteressa platealmente.

Il tifoso medio qui parte con la solita litania. "Ecco, ADL pensa solo ai soldi suoi", "se ne frega di Napoli", "vuole solo fare l'immobiliarista". E io vi capisco, perché viene facile. Soprattutto se uno si ricorda le ultime uscite del presidente: il Maradona definito "semicesso", il fossato, la pista d'atletica, l'affitto che paga al Comune paragonato a quello del PSG. Roba che a sentirla da fuori sembra il padrone di casa che sputa nel piatto dove mangia da vent'anni.

Però fermiamoci un attimo, perché qui c'è un piano che conviene tenere separato.

Sul piano dell'orgoglio cittadino, il Comune che si rimbocca le maniche è una bella storia. Manfredi, Cosenza, i finanziamenti per Euro 2032, il terzo anello, gli spalti vicini al campo come al Parco dei Principi. Tutto giusto, tutto sacrosanto. Il Maradona è di Napoli, è del Comune, ed è anche di Diego, e nessuno ha voglia di vederlo cadere a pezzi.

Sul piano dell'imprenditore, però, la storia cambia faccia. E qui devo difendere De Laurentiis, lo so che a molti di voi farà storcere il naso, ma seguitemi. Un presidente che affitta uno stadio per tre giorni al mese, che incassa le briciole sull'hospitality, che non ha né i parcheggi né i ristoranti né gli skybox suoi, è un presidente che sullo stadio non guadagna niente. E un'azienda che non guadagna su un asset così grosso è un'azienda che fa male i conti. Lui questo lo ha capito da un pezzo, e infatti da vent'anni ripete la stessa cosa: voglio uno stadio mio. Caserta, Pompei, Afragola, Bagnoli, il Caramanico, adesso le ex raffinerie Q8. Cambia il posto, non cambia il ragionamento. Non è capriccio, è il modello di business più semplice del mondo: se l'immobile è tuo, l'incasso è tuo.

E qui arriva il punto dove mi tocca contraddirmi da solo, perché sarei disonesto a non dirlo.

Perché è vero che il ragionamento dell'imprenditore non fa una piega. Ma è altrettanto vero che De Laurentiis lo stadio suo non l'ha mai costruito. Mai. In vent'anni. Ha minacciato di andarsene una dozzina di volte e ogni volta il Napoli ha giocato a Fuorigrotta l'anno dopo. Ha chiamato il San Paolo "cesso" e poi l'ha difeso nel nome di Maradona quando gli faceva comodo. E nel frattempo si è pure fatto indagare per quel punto ristoro nella tribuna autorità, sequestrato per presunte irregolarità, con la difesa del club che diceva "ma è temporaneo, dura fino al 2028" e il giudice che rispondeva picche. Quindi un conto è la teoria dell'imprenditore lungimirante, un altro è la pratica di uno che da vent'anni alza la voce e poi resta dov'è.

Allora come la mettiamo? La metto così.

ADL ha ragione da imprenditore e torto da realizzatore. Ha visto giusto sul fatto che quello stadio, per il club, è un buco nero. Ma non ha mai trasformato quella visione in una gru, una ruspa, un cantiere vero. E intanto il Comune, che imprenditore non è e che dal Napoli incassa l'affitto e basta, il cantiere lo sta aprendo per davvero.

La verità scomoda, e ve la dico chiara, è che probabilmente finirà come sempre. Il Comune rifà il Maradona, il Napoli ci gioca ancora, De Laurentiis continua a guardare verso Bagnoli o verso le raffinerie o verso il prossimo posto che gli verrà in mente, e tra cinque anni saremo qui a riparlarne. Lui guarda altrove non perché non gli importi dello stadio. Guarda altrove perché lo stadio che vuole non è questo, e questo non sarà mai suo. Da imprenditore è coerente. Da presidente del Napoli che a Fuorigrotta ci gioca da vent'anni, un po' meno.

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