Il mercato del Napoli, tra un affare appeso e una tegola al ginocchio
Analisi sul mercato del Napoli: l'affare Zeballos bloccato dalle mancate cessioni e l'allarme difesa dopo l'infortunio al ginocchio di Buongiorno che costringe Manna a cercare nuovi rinforzi.

Il mercato del Napoli si è fermato su una frase, ed è una frase che non ammette scorciatoie: prima vendere, poi comprare. Non è un principio contabile astratto, è la condizione che tiene in ostaggio ogni singola mossa di questa estate. Chi la ignora e si esalta per Zeballos non ha capito il meccanismo. Chi la capisce sa che oggi il Napoli non è squadra che compra, è squadra che deve prima liberarsi.
Partiamo da qui, perché è l'unico punto fermo. Quarantasette giocatori sotto contratto, la consegna di De Laurentiis di ridurli di almeno venti, e un ritiro cominciato senza un solo acquisto. I volti nuovi di Dimaro sono i rientri dai prestiti: Lang, Lucca, gente che il Napoli aveva mandato altrove e che ora si ritrova tra i piedi. Questo è il dato reale, tutto il resto sono trattative che vivono all'ombra di questo dato.
Zeballos è il caso esemplare. Sull'esterno del Boca l'accordo personale è chiuso da tempo, e va riconosciuto un merito a Manna: ha bloccato il giocatore quando nessuno ci pensava, si è mosso in anticipo, ha ottenuto un sì che Romano ha certificato fin nei dettagli, compreso il rifiuto del ragazzo a offerte più ricche dalla Russia. Su questo Manna ha lavorato bene, e non ha senso negarlo. Ma l'accordo con un calciatore non è un acquisto. Il Boca ha risposto all'offerta da dieci milioni chiedendo di rivedere i termini di pagamento, e soprattutto l'affare resta congelato finché non parte qualcuno in attacco. Il Corriere dello Sport lo scrive senza giri: stand-by. Di Marzio, su Sky, conferma la volontà ma smentisce le cifre argentine. Quindi la verità è doppia, e va tenuta doppia: Zeballos è vicino e Zeballos è lontano, contemporaneamente, perché dipende da una cessione che ancora non c'è.
E la cessione ha un nome, Noa Lang. È lui che deve uscire per far entrare l'argentino. Qui si apre la contraddizione che nessuno vuole nominare: il Napoli ha riportato a casa Lang dal prestito per poi individuarlo come il primo sacrificabile. Si è ripreso un giocatore per rivenderlo. È il segno di una rosa costruita male a monte, non di un mercato costruito bene adesso.
Poi c'è la questione che ha rovesciato le priorità in ventiquattr'ore. Buongiorno si è fermato, ginocchio, si valuta l'operazione, consulto a Barcellona. Il Mattino ha usato la parola giusta, allarme, e la Gazzetta ha immediatamente riaperto la casella del difensore centrale. I nomi dicono la linea: Gatti in testa, vecchio pallino di Allegri e di Manna, poi Solet dell'Udinese, poi il giovane Tiago Gabriel del Lecce. Ma il punto vero non sono i nomi. Il punto vero è che questa emergenza non esisterebbe se in primavera fosse arrivato Gila. Il difensore c'era, era individuato, era trattato. Se l'è preso il Milan. E oggi il Napoli è costretto a rifare da capo un lavoro che aveva già fatto, con l'aggravante dell'urgenza e con meno tempo. Questo è il prezzo di un'operazione lasciata sfumare, e va detto chiaramente invece di raccontarlo come un imprevisto. Non è un imprevisto. È una conseguenza.
Sulle uscite, invece, il lavoro procede e va riconosciuto. Milinkovic-Savic ha mercato in Premier, oltre all'Hull City si è mosso un secondo club inglese, e la sua partenza aprirebbe il ballottaggio in porta. Cheddira è conteso in Serie B, Zerbin torna verso Frosinone, Ambrosino esce con obbligo di riscatto. Sono operazioni piccole, silenziose, senza titoloni, e proprio per questo sono le più affidabili: nessuno ci ricama sopra perché non fanno vendere copie. Ma sono loro a determinare se e quando il mercato in entrata si sbloccherà.
Restano i tre nodi grossi, e qui serve onestà sul fatto che nessuno oggi conosce la risposta. Anguissa è in ritiro, scherza con l'allenatore, e il suo futuro è appeso a un assegno da venti milioni che né il Besiktas né la Juventus hanno finora presentato. Lobotka è valutato trentacinque. Lukaku e De Bruyne pesano sul bilancio e vanno sciolti con calma. Chi vi dice con certezza che partiranno, o che resteranno, sta indovinando.
Il Napoli di oggi è una squadra che ha le idee chiare su chi vuole e le mani legate su quando può prenderlo. Ha scelto bene i colpi, Zeballos e il difensore lo dimostrano, ma ha ereditato una rosa da smontare prima di poterla rimontare. Il giudizio, allora, non può essere ancora un giudizio. È un'attesa. E l'attesa si scioglierà non quando arriverà un acquisto, ma quando partirà una cessione. È da lì che bisogna guardare, non dai nomi in entrata che riempiono le giornate.
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