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Cento anni in due notti: Napoli si abbraccia tra la Rotonda Diaz e il Plebiscito

Dalla parata dei tifosi alla Rotonda Diaz all'evento ufficiale in Piazza del Plebiscito: il racconto delle due notti che hanno celebrato i cento anni di storia dell'Associazione Calcio Napoli.

Raffaele S. · 02 agosto 2026
Cento anni in due notti: Napoli si abbraccia tra la Rotonda Diaz e il Plebiscito

Ci sono compleanni che si festeggiano in un giorno solo, e poi ci sono i compleanni di Napoli, che per loro natura debordano, si allargano, prendono possesso della città intera. Il primo agosto 1926 nasceva l'Associazione Calcio Napoli, dalla visione di Giorgio Ascarelli e di quei pionieri che sognavano una squadra capace di portare il Sud a competere con il resto d'Italia. Cento anni dopo, la città ha risposto a quel sogno con due serate consecutive che resteranno nella memoria di chi c'era, e nel racconto di chi le tramanderà.

La prima festa è stata quella della gente. Venerdì 31 luglio, il tifo organizzato ha chiamato a raccolta il popolo azzurro con un manifesto affisso in tutta la città e nelle province, sotto il titolo "100 Anni d'Amore 1926-2026". Una festa nata dal basso, pensata dai tifosi per i tifosi, senza palchi istituzionali e senza sponsor a fare da cornice. Il corteo si è radunato in Piazza dei Martiri e ha attraversato le vie della città fino alla Rotonda Diaz, passando per la Riviera di Chiaia, un fiume di maglie azzurre di tutte le epoche, ognuna un frammento di storia indossato con orgoglio. Vi hanno preso parte circa diecimila persone, e alla Rotonda Diaz le attendeva un piccolo museo a cielo aperto: una mostra fotografica con cento gigantografie della storia della squadra, un'esposizione di maglie da collezione e un'area interamente dedicata a Diego Armando Maradona. Sul palco si sono alternati, tra gli altri, Maurizio De Giovanni, Corrado Ferlaino, Giuseppe Bruscolotti e Diego Maradona Jr, con la parte musicale affidata a Clementino e Nto.

Poi è arrivata la mezzanotte, e con lei il momento più autentico di tutta la vigilia. Il lungomare si è illuminato delle torce dei tifosi, tra fuochi pirotecnici, sventolio incessante di bandiere e i cori per Maradona che crescevano man mano che si avvicinava lo scoccare dell'ora. Nel passaggio tra il 31 luglio e il primo agosto, tra un coro e una fiammata, il Napoli è entrato ufficialmente nel suo secondo secolo di vita. Così come cento anni prima tutto era cominciato da un gruppo di appassionati, anche stavolta i primi a varcare la soglia della storia sono stati i tifosi.

La seconda serata è stata quella della società, battezzata "Pe' cient'anne". E qui la regia ha voluto giocare con i simboli fin dal primo minuto. Il taglio del nastro è avvenuto alle 19.26 in punto, orario scelto per richiamare l'anno di fondazione, per mano di Aurelio De Laurentiis accompagnato dalla moglie Jacqueline e affiancato da Diego Jr e Jana Maradona, mentre i rintocchi delle campane di cento chiese della città e una scenografica fumata azzurra scandivano l'apertura delle celebrazioni. Il luogo non era casuale: Piazza Carità, dove nel 1926 aveva sede la prima casa del club. Da lì è partita la Processione Azzurra, un percorso animato da quattrocento artisti tra musicisti, attori e ballerini, con sette quadri musicali e cinque quadri artistici, un rito urbano ispirato alle tradizioni popolari campane che ha accompagnato la folla fino a Piazza del Plebiscito, mentre a Piazza Municipio il Pizza Village distribuiva margherite ai presenti.

Sul palco del Plebiscito, davanti al colonnato di San Francesco di Paola e a una piazza gremita da decine di migliaia di persone, la serata è stata condotta da Alessandro Siani e Serena Autieri, con la comicità di Ciro Giustiniani e le canzoni di Pino Daniele interpretate da Andrea Sannino. Ma il primo pensiero è andato altrove: De Laurentiis ha aperto il suo discorso esprimendo vicinanza alle famiglie della zona flegrea, colpite dalle scosse di terremoto delle ore precedenti, ha chiesto al presidente della Regione Fico di aprire una sottoscrizione e ha annunciato di voler stanziare personalmente centomila euro. Un gesto che ha ricordato a tutti come la festa e la vita reale, a Napoli, camminino sempre a braccetto.

Poi la memoria ha preso il sopravvento. L'ingresso sul palco dello storico capitano Marek Hamsik e dei tanti ex che hanno fatto la storia azzurra, l'abbraccio tra le generazioni: Krol, Careca, Alemao, Bruscolotti da una parte, e dall'altra la delegazione della squadra attuale arrivata da Castel di Sangro con Di Lorenzo, McTominay, Neres e il nuovo allenatore Massimiliano Allegri. Careca ha commosso la piazza: "Napoli rimane sempre nel mio cuore. Diego è vivo ed è con noi", ha detto, augurandosi che il regalo del centenario possa essere la Champions. E quando sui maxi schermi sono scorse le immagini delle giocate di Maradona, la piazza è diventata un solo respiro. Non sono mancati i videomessaggi di Antonio Conte e Carlo Ancelotti, due allenatori che a questa maglia hanno dato pagine recenti e importanti.

Il finale è stato degno di un secolo di attese. Dopo l'esibizione di Serena Autieri sulle note di 'O surdato 'nnammurato, De Laurentiis ha dato il via allo spettacolo pirotecnico, e le celebrazioni si sono spostate sul Lungomare Caracciolo con l'accensione delle luminarie, fino a quando a mezzanotte il Castel dell'Ovo si è trasformato in un palcoscenico sul mare tra musica, luci, proiezioni e fuochi d'artificio, sigillo finale a cento anni di storia e di passione.

Due notti, due anime della stessa festa. Quella spontanea delle torce alla Rotonda Diaz e quella solenne del Plebiscito non si sono fatte concorrenza: si sono completate, come si completano da sempre il popolo e la sua squadra. Chi ha vissuto gli anni di Vinicio, chi quelli di Diego, chi conosce solo il Napoli degli ultimi scudetti, in queste ore ha capito la stessa cosa: cento anni sono passati, ma il patto tra questa città e questa maglia è ancora quello firmato idealmente il primo agosto del 1926. E i prossimi cento cominciano da qui.

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