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Editoriale

Capo Verde ci ha detto una cosa che sapevamo già: Messi non sarà mai Maradona

L'Argentina soffre contro Capo Verde e l'editoriale di Napoli 1926 analizza l'eterno confronto: Messi è il numero uno dei numeri, ma Maradona resta l'anima degli ultimi e della rivolta.

Raffaele S. · 04 luglio 2026
Capo Verde ci ha detto una cosa che sapevamo già: Messi non sarà mai Maradona

Partiamo dal risultato, che è l'unica cosa che conterà nei libri: Argentina-Capo Verde 3-2 dopo i supplementari, ottavi contro l'Egitto. Segna Messi al 29', pareggia Duarte, poi nei supplementari Lisandro Martinez, il capolavoro di Sidny Lopes Cabral dal limite, e infine la testa di Romero su corner di Messi con la deviazione sfortunata di Borges che vale la qualificazione. In porta Vozinha ha fatto una partita che si ricorderà. Fine della cronaca. Adesso parliamo di quello che è successo davvero.

Perché ieri sera, a Miami, dentro uno stadio dove l'Argentina gioca in casa come se fosse Rosario, una nazionale che sta al 70esimo posto del ranking ha spiegato al mondo intero una cosa che i tifosi veri sanno da sempre e i chierichetti del messianesimo fingono di non capire. Capo Verde ci ha detto che Messi non sarà mai Maradona. E non lo ha detto con le parole. Lo ha detto giocando.

Mettiamo subito i piani in ordine, perché qui si confonde tutto apposta. Piano numero uno, il calcio: Messi è fortissimo, forse il più forte di sempre a leggere i numeri. Ieri ha segnato ancora, ha preso pali e parate, ha calciato punizioni velenose, ha fatto quello che fa da vent'anni. Su questo non si discute e chi discute è in malafede. Il 90% del suo curriculum è fuori portata per chiunque. Piano numero due, tutto il resto. Ed è sul resto che casca l'asino.

Perché Messi è puro establishment. Gioca a Miami con la maglia dell'Argentina come gioca a Miami con la maglia dell'Inter Miami, e nessuno trova la cosa strana. Il Mondiale glielo hanno cucito addosso: un girone morbido, uno stadio amico, e un tabellone che fino alle semifinali sembra disegnato col righello. Egitto agli ottavi. Nessuna offesa all'Egitto, ma diciamo la verità: fino a quando l'Argentina incontra una vera, l'Argentina non incontra nessuno. È forte, ha vinto, vincerà ancora probabilmente. Ma vincere in discesa non è la stessa cosa che vincere in salita, e chi ha 50 anni e ha visto certe cose questa differenza la sente nelle ossa.

E qui arriva Diego. Perché ieri sera, e lo dico senza paura di sembrare romantico, Maradona avrebbe giocato per Capo Verde. Non nel senso letterale, ovvio. Nel senso che lo spirito di quella partita — gli ultimi contro i primi, i poveri contro i ricchi, gli Squali Blu barricati che segnano due volte ai campioni del mondo e per poco non li mandano a casa — quello spirito lì è maradoniano fino al midollo. Diego stava sempre dalla parte di chi non doveva vincere. Napoli contro il Nord. Argentina contro l'Inghilterra. L'uomo contro il sistema. Messi invece il sistema lo abita, ci sta comodo, ci fa pure gli spot.

Poi c'è la domanda. La solita, inutile, eterna domanda: chi è più forte, Diego o Lionel? E la risposta è che è la domanda sbagliata, perché mette sullo stesso piano due cose che non stanno sullo stesso piano. Lionel è un calciatore. Il più grande calciatore forse, se vogliamo, un fuoriclasse assoluto che ha riscritto le statistiche. Ma Diego non è un calciatore. Diego è un'icona. È Che Guevara con i tacchetti. È una bandiera, un pezzo di storia politica e culturale prima ancora che sportiva, uno che una città intera se lo porta tatuato addosso quarant'anni dopo. Messi lo ammiri. Diego lo ami, o lo odi, ma non ti lascia neutrale. E questa non è una questione di gol. Non lo è mai stata.

Quindi grazie Capo Verde. Avete perso, ma avete detto la verità. Ci avete ricordato che il calcio più bello è ancora quello di chi non doveva vincere, e che un fuoriclasse riempie le bacheche mentre un'icona riempie i cuori.

Messi vincerà pure questo Mondiale, dalla sua Miami, con il suo tabellone. Buon per lui.

Ma ieri sera, quando Lopes Cabral ha disegnato quel gol dal limite ed è corso verso la tribuna, Diego stava esultando da qualche parte. E non era con l'Argentina.


Fonti:
https://www.fifa.com/it/tournaments/mens/worldcup/canadamexicousa2026/articles/argentina-capo-verde-cronaca-partita-highlights
https://www.eurosport.it/calcio/mondiali/2026/enorme-capo-verde-largentina-vince-3-2-ai-supplementari-e-va-agli-ottavi_sto23316016/story.shtml
https://www.sportmediaset.mediaset.it/speciale/mondiali-2026/mondiali-2026-argentina-capo-verde-3-2-un-gol-di-romero-ai-supplementari-porta-l-albiceleste-agli-ottavi_113968343-202602k.shtml

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