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Luciano Comaschi, l'ala che volò un istante per il nostro Napoli

Nel frenetico calciomercato odierno, con cifre da capogiro e nomi altisonanti, riportiamo alla luce la storia di un'ala pura, Luciano Comaschi, che sessant'anni fa incantò il Napoli con la sua velocità e il suo sinistro, meteora fulgida di un calcio che non c'è più.

Raffaele S. · 18 agosto 2026
Luciano Comaschi, l'ala che volò un istante per il nostro Napoli

Il calciomercato agostano è un turbine, un vortice che inghiotte cifre astronomiche e sputa nomi altisonanti. Mentre si rincorrono le voci su Badiashile, ormai prossimo a vestire l'azzurro dopo una trattativa serrata, e l'attesa per Gabriel Jesus, che Allegri pare voler plasmare a sua immagine e somiglianza, si discute anche del valore delle rose e dei costi delle maglie, saliti alle stelle, come sottolineato dalla Gazzetta dello Sport. Oggi il Napoli è sesto in Serie A per valore della rosa, un dato che ci fa riflettere, ma che non deve farci dimenticare la magia di un tempo, quando il calcio era passione e meno finanza. È proprio in un giorno come questo, il 17 agosto 2026, che la mente mi porta indietro di quasi sei decenni, a un'epoca in cui il talento si misurava più in campo che in bilancio.

Sto pensando a Luciano Comaschi. Un nome che forse a molti, tra i giovani tifosi, non dirà nulla. Eppure, quest'ala sinistra, classe 1934, ha rappresentato un frammento purissimo, seppur breve, della storia del nostro Napoli. Era il 1961 quando i partenopei lo prelevarono dal Crotone, dove aveva incantato con 7 reti in 23 partite, un bottino notevole per un esterno all'epoca, come ricorda anche Wikipedia. Immaginate la scena: un ragazzino di belle speranze che dalla provincia calabrese, una squadra ancora lontana dai riflettori della Serie A, si ritrova catapultato nel Golfo, con l'opportunità di calcare i palcoscenici più importanti del calcio italiano.

Comaschi non era un giocatore appariscente, non era quello che oggi definiremmo un 'influencer' del pallone. Era un uomo di campo, con la corsa nel sangue e un mancino educato che sapeva creare scompiglio. Il suo arrivo a Napoli fu salutato con speranza. La squadra azzurra, in quel periodo, navigava tra alti e bassi, un po' come un mare agitato, e cercava in innesti come il suo quella scintilla capace di riaccendere l'entusiasmo. Luciano non deluse le aspettative sul piano dell'impegno e della dedizione, ma la Serie A, come spesso accade, si rivelò un palcoscenico più esigente di quanto avesse immaginato.

Vestì l'azzurro per una sola stagione, quella 1961-62. Non divenne una bandiera, né un'icona immortale, ma un ricordo vivido per chi ebbe la fortuna di vederlo giocare. La sua esperienza al Napoli fu una parentesi, una meteora, ma una meteora luminosa. Giocò 17 partite in campionato e 2 in Coppa Italia, segnando un unico, prezioso gol in Serie A. Quel gol, per quanto singolo, racchiudeva la speranza, la fatica e la gioia di un giovane calciatore che aveva realizzato il sogno di esordire e segnare nella massima serie con la maglia del Napoli.

Oggi, mentre gli occhi sono puntati sulle cifre del calciomercato – 27 milioni per il riscatto di Badiashile, le valutazioni di Gabriel Jesus che Aurelio De Laurentiis considera troppo alte, come riportato dal Corriere dello Sport – e sui primi impegni pre-campionato, con l'Allegri-Napoli che schiera il 4-3-3 e si prepara alla trasferta di Genova, il ricordo di Comaschi ci rammenta una verità semplice: non tutti i grandi calciatori sono destinati a entrare nella leggenda con trofei e record. Alcuni lasciano un segno più sottile, ma altrettanto profondo, fatto di dedizione, di una corsa sulla fascia, di un dribbling riuscito o di un gol che resta scolpito nella memoria di chi c'era.

Luciano Comaschi è stato uno di questi. Un piccolo, grande eroe del quotidiano, il cui passaggio da Napoli ci ricorda che anche nei momenti più fugaci, c'è sempre spazio per la bellezza del gioco e per l'amore per questa maglia. Un amore che trascende i budget e i valori di mercato, un amore che si rinnova ogni volta che un calciatore, anche per poco, indossa l'azzurro con orgoglio e passione.

Raffaele S.


Fonti: Gazzetta dello Sport · TuttoNapoli · Gazzetta dello Sport · Corriere dello Sport · Gazzetta dello Sport · Wikipedia

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