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Bahlouli, il trequartista che a Napoli avrebbe potuto cambiare tutto

Un ricordo di Fares Bahlouli, il talento francese che sfiorò Napoli ma non riuscì mai a mantenere le promesse. Una storia di potenziale inespresso e scelte cruciali, mentre il calciomercato azzurro è in fermento.

Raffaele S. · 10 agosto 2026
Bahlouli, il trequartista che a Napoli avrebbe potuto cambiare tutto

Agosto, tempo di calciomercato, di sogni proibiti e di affari sfumati. E mentre il Napoli, come riporta Tuttonapoli, stringe i tempi per chiudere l'acquisto di Costantino Favasuli e si attendono fuochi d'artificio, la mente torna a quei talenti che avremmo voluto vedere in azzurro, quei nomi sussurrati nelle estati passate, che per un motivo o per l'altro non hanno mai calcato il prato del Maradona. Oggi, 10 agosto 2026, mentre l'estate ci stringe nella sua morsa e la benzina, secondo la Gazzetta, raggiunge prezzi che definire "proibitivi" è un eufemismo, ripenso a Fares Bahlouli. Un nome che, per chi segue il calcio francese e le sue promesse, evoca un misto di rimpianto e curiosità.

Bahlouli, nato a Lione da genitori algerini, era una di quelle stelle predestinate, un trequartista con un tocco sopraffino, una visione di gioco che gli permetteva di vedere traiettorie che gli altri nemmeno immaginavano. A sedici anni, raccontava la Gazzetta qualche giorno fa, la gente lo assediava fuori casa a Lione, i ragazzini lo idolatravano. Era il gioiello dell'Academy dell'OL, destinato a raccogliere l'eredità di grandi fantasisti. La Juventus lo monitorava da vicino, così come tanti altri top club europei. Il suo era un talento purissimo, cristallino, che faceva pensare a quel tipo di calciatore che da solo può spostare gli equilibri.

E Napoli, in quegli anni, cercava proprio quel tipo di scintilla. Il calcio è fatto di momenti, di incroci, di decisioni prese o mancate. Si parlò di un interesse concreto da parte del club azzurro, di un'occasione che sembrava quasi fatta per portare un po' di imprevedibilità e fantasia al centrocampo. Ma Bahlouli, per vie traverse e decisioni forse affrettate, non arrivò mai sotto il Vesuvio. Prese strade diverse, prima in Francia, poi un passaggio in Ucraina che, a posteriori, non si rivelò la scelta migliore per un giovane che doveva ancora consolidarsi. Il suo percorso fu un susseguirsi di lampi di genio e lunghe pause, di promesse mantenute solo a metà. Non divenne mai il campione che tutti si aspettavano, quel giocatore capace di risolvere le partite con una giocata.

La sua storia ci ricorda quanto sia labile il confine tra potenziale e realizzazione, quanto il contesto, le scelte personali e anche un pizzico di fortuna possano incidere sulla carriera di un calciatore. Non basta il talento innato, come spesso si è detto per tanti campioni. Serve la testa, la costanza, la capacità di adattarsi. E forse, in un ambiente caldo e stimolante come Napoli, con l'amore incondizionato dei tifosi, Bahlouli avrebbe potuto trovare quella spinta decisiva per esplodere definitivamente. Chissà, forse a Napoli avremmo assistito a un'altra parabola, fatta di gol, assist e magie che ora sono solo un lontano ricordo per chi lo ha visto giocare da giovanissimo.

Oggi, il calcio va avanti, con le sue trattative incandescenti e i suoi sogni di gloria. Ma è bello ogni tanto fermarsi a ripensare a quelle che avrebbero potuto essere, a quei talenti che hanno sfiorato la nostra maglia e che ci lasciano con un velo di malinconia per ciò che non è stato. Un po' come quando si guarda una vecchia fotografia e ci si chiede: "E se...?".

Raffaele S.


Fonti: Gazzetta dello Sport · Gazzetta dello Sport · TuttoNapoli · TuttoNapoli

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