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Allegri al Napoli: la scelta giusta, e adesso ve lo spiego

Dopo l'addio di Conte, il Napoli punta tutto su Massimiliano Allegri: analisi di una scelta strategica che divide i tifosi ma punta sulla solidità e sull'esperienza di chi sa già come vincere.

Redazione · 14 giugno 2026
Allegri al Napoli: la scelta giusta, e adesso ve lo spiego

Lo dico subito senza giri, perché la mia idea su questo io la avevo già da prima che diventasse di moda dirla: per il dopo-Conte la scelta migliore era Allegri. L'ho scritto a giugno, quando ancora si litigava su Italiano, su Gasperini, su mezza panchina d'Europa. E adesso che è fatta — biennale fino al 2028, cinque milioni a stagione, opzione per il terzo anno — provo a mettere giù perché secondo me ci possiamo stare, e dove invece rischiamo di farci male.

Chi è, per chi ha la memoria corta

Partiamo dai fatti, che è sempre il punto da cui partire. Allegri non è un nome qualunque tirato fuori dal cilindro. È uno che ha vinto lo scudetto al Milan alla prima stagione, nel 2011, e poi alla Juve ha messo in fila cinque campionati consecutivi, cinque Coppe Italia, due finali di Champions perse — perse, sì, ma giocate, ed è una differenza che chi parla a vanvera tende a dimenticare. Ha pure giocato a Napoli, da calciatore, dettaglio che a queste latitudini non guasta mai.

Poi è arrivato il capitolo recente, ed è qui che si dividono i tifosi. Il secondo ciclo alla Juve finito male, il ritorno al Milan durato il tempo di una stagione e chiuso con la solita coda polemica. I detrattori dicono: finito, bollito, calcio vecchio, "corto muso" senza più il muso. E qui devo essere onesto, perché l'onestà viene prima del tifo: una parte di ragione ce l'hanno. Allegri arriva da anni in cui ha vinto poco e convinto ancora meno. Questo è un fatto, non lo nascondo e non lo nasconde nessuno.

Ma — e qui apro la parentesi che conta — un conto è il giudizio sull'allenatore, un altro è il giudizio sulla scelta. Sono due piani diversi e vanno tenuti separati, sennò non si capisce niente.

Perché la scelta ha senso (al di là dei gusti)

De Laurentiis ha fatto un ragionamento che, piaccia o no, è lineare. Dopo Conte ti serve uno che regga la pressione di una piazza che brucia, che gestisca uno spogliatoio pieno di nazionali e di ego, e che non chieda la luna sul mercato il primo giorno. Allegri, quando lo hanno chiamato, non ha fatto storie e non ha presentato la lista della spesa: si è detto disponibile subito. Italiano ha chiesto qualche giorno per pensarci, e a Napoli quei giorni li hai pagati con la panchina. Chest'è: a volte la differenza tra il sì e il forse vale una stagione intera.

E c'è il precedente che a De Laurentiis fa luccicare gli occhi: alla Juve, più di dieci anni fa, Allegri prese il posto proprio di Conte e ci tirò fuori un ciclo da cinque scudetti. La storia non si ripete a comando, lo so bene, e guai a crederci come una formula magica. Però capisco perché il presidente ci abbia visto un segnale.

Aggiungo la cosa che a me interessa di più, perché è quella che dicevo già ai tempi di Conte: un allenatore così è ingombrante nel senso buono. Copre. Tiene lo spogliatoio, tiene la stampa, tiene la sala stampa quando le cose vanno storte. In un'azienda è il dirigente che ti risolve dieci problemi al posto di dieci persone diverse. Per una società come il Napoli, che il centro sportivo serio ancora non ce l'ha e che vive di equilibri, è un valore che non si legge in classifica ma pesa.

Dove rischiamo di farci male

E adesso la parte che i carri trionfali non vogliono sentire. Perché io quando una squadra mi piace la difendo, ma le pippe le chiamo pippe pure quando indossano la maglia mia.

Primo problema, ed è quello vero: i gol. La squadra dell'anno scorso ha segnato pochissimo, un attacco che a un certo punto si è inceppato e non si è più sbloccato. Questo è un fatto che mi porto dietro da mesi, l'ho ripetuto fino alla noia: se non segni, ogni scelta sembra sbagliata; se segni, ogni scelta sembra geniale. Ma il punto è che il problema del gol è strutturale, viene da lontano, ed è in buona parte tecnico prima ancora che tattico. Allegri questo non te lo aggiusta con la lavagnetta. Te lo aggiusti solo sul mercato, e il mercato — l'ho scritto pure quando parlavo degli agenti — a Napoli si decide ad agosto, in silenzio, non a giugno coi nomi urlati.

Secondo problema: il calcio di Allegri non infiamma. Diciamolo. Dopo Conte, che almeno una squadra riconoscibile te la dava, c'è il rischio concreto di partite di gestione, di "corto muso", di vittorie di misura che fanno punti ma non fanno entusiasmo. E a Napoli l'entusiasmo non è un optional, è benzina. Se le cose girano storte a ottobre, la pazienza dura tre partite, lo sappiamo tutti.

Terzo, e qui sono io a fare la voce contro me stesso, per onestà: tutto questo discorso bello sulla "scelta lineare" regge se la società lo accompagna. Se invece smontano la rosa per fare cassa — e di nomi in uscita per cento milioni se ne parla già — e poi non rimpiazzano davvero, allora Allegri o non Allegri cambia poco. Un allenatore non fa i gol al posto degli attaccanti.

La mia previsione, e me la prendo

Allora, mettiamo insieme i pezzi senza isterismi né freva cosmica, che è la malattia del tifoso medio di queste parti.

Io non vedo il Napoli di Allegri che stravince. L'Inter resta avanti, la Roma, la Juventus lo stesso Milan corrono o si riprenderanno, e noi veniamo da una stagione per certi versi storta che ha lasciato il segno. Però — e questo è il punto — non vedo nemmeno il disastro che vi stanno già pronosticando i soliti. Vedo, realisticamente, una squadra solida, fastidiosa, difficile da battere, che lotta per i primi tre o quattro posti e che, se il mercato di agosto porta i due o tre gol in più che oggi non abbiamo (uno che salti l'uomo, uno che la metta dentro su palla inattiva, roba che da anni ci manca), allora torna a giocarsi qualcosa di serio fino a primavera.

Sarebbe il secondo allenatore vincente in pochi anni dopo Conte? Magari no. Ma uno che ti tiene in alto, ti gestisce il centenario senza figuracce e ti ricuce uno spogliatoio, in questo momento, vale più di un sogno che non arriva. Conte mi ha regalato uno scudetto e gli sarò sempre grato. Ad Allegri non chiedo di farmi innamorare. Gli chiedo di non farmi soffrire e di tenere il Napoli dove deve stare. Se ci riesce, avrò avuto ragione io a dirlo per primo. Se sbaglio, smontate pure i carri — ma almeno aspettiamo di abbuscare prima.